L’ingegnere Antonio Lapi viene incaricato di effettuare un sopralluogo presso la dogana della Pescia Fiorentina per verificare se nel territorio dello Stato Pontificio si trova un Mulino, costruito da un tale Consalvo Adorno, e se per “renderlo macinante si devii porzione delle Acque del Chiarone”, o di fronte alla casa abitata dalla guardia della dogana, di proprietà del sig. Scappugi Ministro dei Vivarelli Colonna, o in altri punti.La pianta mette in evidenza quanto riscontrato dall’ingegnere. Dal lasco delle Vene (A) un’abbondante quantità di acqua dopo aver alimento il mulino della Pescia, situato in territorio toscano in prossimità del confine con lo Stato Pontificio (linea tratteggiata), confluisce nel fosso Chiarone presso il ponte Canale e da qui una parte viene deviata per un breve tratto per consentire il funzionamento del Forno Vivarelli riconfluendo poi nel fosso (M), per mezzo della fossa escavata dal sig. Landucci. Da questo punto le acque scorrono, giungendo prima alla bassa (C) che serve per abbeverare i bestiami non lontano da Selva Nera, poi al padule del Paglieto (D) e nel lago di Burano (servendo da rinfresco) e infine in mare per mezzo della fossa navigante. Presso il lasco della Ferriera (N) viene da lui individuata una deviazione delle acque, che attraverso un canale aperto dal sig. Consalvo Adorno vengono condotte in territorio pontificio. Tale situazione comporta la perdita di una metà delle acque a danno dei bestiami e della salubrità dell’aria del Castello di Capalbio (riportato in basso a sinistra con casette a prospetto), visto che servono da rinfresco al padule.L’ingegnere individua inoltre due corrosioni di argine in prossimità del ponte canale (H e L) non lontano dalla casa della guardia di dogana, sempre realizzate dolosamente, che determinano un ulteriore deviamento delle acque del Chiarone a danno del forno fusorio dei Vivarelli e dei terreni circostanti. Risulta pertanto necessario riparare gli argini e demolire le serrate che portano alla deviazione delle acque nel territorio pontificio. La data attribuita alla carta è riportata nella relazione scritta dal Lapi a cui la pianta è allegata. Si tratta di uno schizzo preparatorio realizzato sul posto, in base al quale l’ingegnere realizzerà poi una pianta ad acquerello e china.La carta viene attribuita ad Antonio Lapi.Si veda anche la c. 295r, filza 70.
Archivio di Stato di Grosseto (1152 mappe)
Provenienza
Serie
Motupropri, memoriali, rescritti, disposizioni, suppliche e istanze
N° filza / volume
70
Titolo filza / volume
Rescritti e Motuproprj. 1820. 1821. 1822.
N° carta
281r (288r)
Autori
Autore:
- Lapi, Antonio (autore)
Descrizione fisica
Supporto
carta
Tecnica
china
Dimensioni
altezza 306 mm, larghezza 415 mm
Orientamento
assente
Scala
Scala grafica
assente
Unità di misura
assente
Note
Compilatore
Cinzia Bartoli